Autore Milkshake Butterfly
Serie House M.D.
Pairing House/Wilson
Rating PG 13
Parte 4/5
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Indirizzo originale http://m-butterfly.livejournal.com/6698
Quattro
(Di Pubblico Dominio)
Il giovedì di norma non sarebbe dovuto essere così pesante – infatti Chase solitamente lo apprezzava. Veniva prima del venerdì, giorno che amava ancora di più, ma la cosa bella dei giovedì era il modo in cui le persone li utilizzavano per pianificare i giorni successivi. In breve, era il momento migliore per trovare un appuntamento, o per lo meno qualcosa di divertente e interessante da fare nel fine settimana, e Chase aveva fatto dei piani per passare in rassegna lo staff infermieristico per il resto della giornata, cominciando con ogni probabilità da Radiologia. Le infermiere di quel reparto non erano le più attraenti né le più argute o persino le più divertenti, ma per qualche ragione sapevano sempre tutto quello che stava accadendo in giro per l’ospedale. A dimostrazione di ciò, era stata proprio una delle ragazze di Radiologia che aveva confermato il sospetto di Chase sul fatto che ci fosse molto di più tra House e il dottor Wilson che semplici consulti, e questo già nei giorni prima che si fosse giunti al punto in cui entrambi stavano facendo di tutto a parte attaccare cartelli al neon. No, forse Radiologia non era il dipartimento più ovvio per il gossip, ma probabilmente era proprio quella la ragione per cui le infermiere erano così brave—dopotutto, chiunque sapeva di Accettazione, per cui le persone erano molto più attente a ciò che dicevano quando si trovavano nei loro paraggi.
Ma prima che Chase potesse raggiungere Radiologia –aveva sperato di farcela prima di pranzo, perché se si lasciava passare troppo tempo, le persone o gli eventi davvero interessanti sarebbero già stati occupati o al completo—dovette sopravvivere ai suoi colleghi e all’ultimo round della Ruota delle Diagnosi. Non sarebbe dovuto durare molto. Tutto stava andando per il meglio tanto per cambiare—nessun miliardario a interferire, o ex fiamme portatrici di dramma, o incombenti divorzi; persino dal lato del paziente le cose stavano procedendo lisce per il momento. I segni vitali di Sally Anne Miller erano stabili, le risposte all’ultimo trattamento positive, e il marito era stato finalmente ridotto al silenzio, un’impresa nella quale Chase, Foreman, Cameron, e House avevano fallito spettacolarmente prima che il Dr. Wilson prendesse da parte l’uomo per cinque minuti, sorridendo per tutto il tempo: in qualche modo Wilson aveva fatto sì che il signor Miller si ritraesse ogni qual volta uno di loro appariva contrariato. Aver operato quel particolare trucco gli aveva fatto guadagnare uno sguardo sorpreso da parte di Cameron e Foreman, un breve sorriso da House, e una repentina rivalutazione mentale da parte di Chase. Certo, l’uomo aveva trascorso chissà quanti anni a destreggiarsi con House; avere a che fare con personalità difficoltose era diventata con ogni probabilità un’arte.
Un’arte, ma non una scienza, e comunque non perfetta in entrambi i casi, perché House, dopo aver menzionato l’ora ragionevole signor Miller, si era appena lanciato in un commento spettacolarmente allusivo sugli ulteriori talenti ed usi con i quali Wilson poteva mettere a frutto la sua bocca, e il dottor Wilson aveva appena assunto un colorito rosato piuttosto evidente che si adattava bene alla sua cravatta verde e al suo sguardo colpevole. Cameron e Foreman lo stavano entrambi fissando con occhi che lentamente andavano spalancandosi, e Wilson lanciò loro un’occhiata nervosa e deglutì prima di rivolgere lo sguardo in basso verso la cartella che aveva tra le mani.
“Huh,” disse pensieroso House, dopo un momento durante il quale il silenzio si era prolungato. “Non pensavo che saresti arrossito sul serio.”
Chase aveva la netta sensazione che ci sarebbe voluto più tempo di quello che aveva pensato. Probabilmente anche più di quanto stesse pensando al momento, a giudicare dal lento sguardo di attonita comprensione che stava facendo capolino sulle facce dei suoi colleghi.
Cameron si stava lentamente appoggiando alla sedia, mentre House si stava addossando al bordo del tavolo con espressione divertita mentre sorseggiava il caffè, e Wilson si mordeva le labbra tentando di evitare lo sguardo di chiunque. “Per favore ditemi,” disse Cameron con voce stranamente piatta, “che voi due non state...non...”
“Dormendo assieme,” le venne in soccorso Chase, perché ascoltarla era semplicemente troppo doloroso. Si domandò se sarebbe sembrato eccessivamente sgarbato o insensibile cercare di allontanare la propria sedia dalla sua; non aveva mai davvero capito quale fosse stato l’accordo tra lei ed House, e ancora non sapeva come si fosse per lo più risolto. C’era la possibilità che lei potesse esplodere spontaneamente per tutta la stanza, e Chase detestava pensare di dover rimediare al disastro. D’altro canto, c’era anche la possibilità che Cameron volesse trascorrere la nottata ad ubriacarsi e a piangere, mangiando gelato direttamente dal barattolo, e Chase pensava di potersela cavare con quello. Avevano gusti compatibili.
“Potrei dirlo..” cominciò House, guardando verso il soffitto, e Wilson chiuse gli occhi e sospirò brevemente in quella che sembrava rassegnazione, richiudendo la cartella mentre House completava la frase, “…però sarebbe una bugia, e mentire è sbagliato, non è così?”
Cameron spalancò visibilmente la bocca, e Wilson aprì gli occhi e lanciò ad House uno sguardo vagamente disgustato. Foreman si limitava a osservare—in modo apertamente incredulo ad essere sinceri. “E’ uno scherzo vero?” chiese, sporgendosi in avanti, i gomiti sulle ginocchia. “Voglio dire, voi non...” Wilson e House si scambiarono uno sguardo, e Chase non aveva bisogno di nessuna speciale abilità per interpretare quello di Wilson come una silenziosa promessa di vendetta da perpetrare in seguito. “Gesù,” disse Foreman, raddrizzatosi, “lo state facendo seriamente.”
“Come se fosse una novità.” Disse Chase, innalzando gli occhi al soffitto, e pentendosi subito dopo di aver parlato, mentre tutti si voltavano per guardarlo.“Tu lo sapevi?” domandò Foreman, dopo un minuto. House inarcò le sopracciglia e si riappoggiò al tavolo in quello che Chase riconobbe come una posa da ‘Questa è una buona domanda, perché non rispondi?’. Grandioso, era appena stato gettato in pasto agli squali.“Certo che lo sapevo,” disse, battendo la penna sul blocco note di fronte a lui. “Non posso credere che per voi non sia così.”
“Tu lo sapevi e non ce lo hai detto?” sbottò Cameron, gettando piccoli sguardi feriti tra lui ed House. House gli rivolse soltanto la tipica risposta con le sopracciglia inarcate, e Wilson pareva tentare di confondersi con la lavagna. Il camice poteva funzionare, ma con quel rossore al momento persistente Wilson risaltava ancora troppo.
“Pensavo fosse ovvio!” puntualizzò, poi lasciò cadere la penna e fece un gesto ampio con la mano, “Di cosa avete bisogno, di vederli pomiciare sul tavolo della saletta conferenze?”
Cameron e Foreman lanciarono entrambi uno sguardo al tavolo e allontanarono le sedie in perfetta combinazione, il che risultò in un triplice ruotare gli occhi. Qualunque cosa avesse influito sul dottor Wilson in precedenza, sembrava essere scomparsa; scoccò ad House uno sguardo che chiaramente diceva, “E’ tutta colpa tua,” e lasciò cadere la cartella sul tavolo dietro a lui.
“Oh andiamo,” disse House, ignorando Wilson per continuare a guardare disgustato il resto della sua squadra. “Noi non abbiamo..’pomiciato’,” disse pronunciando la parola con una specie di sprezzante sdegno per il termine infantile, il che era tutto dire per uno che ignorava regolarmente i pazienti per giocare col suo Game Boy, “sul tavolo della saletta conferenze.”
“Probabilmente però non potreste fare la stessa supposizione per quanto riguarda gli altri tavoli,” mormorò Wilson, guardando il pavimento, con un tono che, sebbene basso, si sentì anche troppo bene nell’improvviso silenzio della stanza.
Il viso di Cameron assunse un’espressione ancora più allibita, e boccheggiò davanti ai fogli sparsi di fronte a lei sul tavolo. “Io ci devo lavorare su quel tavolo!”
Chase roteò di nuovo gli occhi e si appoggiò alla sua sedia. “Oh andiamo, si tratta solo di un bacio, non è sesso,” puntualizzò fissandola. Con la coda dell’occhio colse l’espressione di Foreman come se non avesse nemmeno pensato all’eventualità e non avesse davvero voluto farlo.
Cameron si voltò per lanciargli uno dei suoi sguardi disgustati, ma Chase si ritrovò improvvisamente distratto da un’altra serie di occhiate; House e il dottor Wilson si stavano comportando come se entrambi fossero in imbarazzo, fissavano il tappeto con l’eccezione di alcune furtive occhiate l’uno all’altro.
“Voi..” cominciò Chase, onestamente sorpreso per la prima volta dall’inizio della conversazione. “Sui tavoli?” Foreman lasciò ricadere la testa tra le mani. “Cristo, ma cosa avete? Sedici anni?”
“E’ successo solo una volta,” disse House un po’ sulla difensiva.
“Ci sono due tavoli,” puntualizzò Chase. “Non può essere successo una volta sola.”
“Bè, tecnicamente—“ cominciò House, e le spalle di Foreman s’irrigidirono un attimo prima che la voce di Cameron lo interrompesse con un “Se finisci quella frase giuro su Dio che ti ucciderò con la mia penna.”
Dopo un momentaneo silenzio, la voce di Foreman vagamente smorzata disse, “Grazie, dottoressa Cameron.”
Il dottor Wilson, si rese conto Chase, stava ridendo o forse erano lacrime. Aveva una mano che gli copriva il viso, con l’altra si stava tenendo il petto e le spalle si stavano scuotendo. House gli lanciò un breve sguardo vagamente preoccupato, e Wilson tolse la mano ed appoggiò la guancia sul pugno chiuso. “No, andate avanti, è divertente.”
Le spalle di Foreman ebbero un guizzo, e l’espressione di Cameron passò da allibita ad esausta. Chase roteò di nuovo gli occhi. “Non capisco dove sia il grosso problema. Voglio dire, okay, è assolutamente disgustoso che voi due non siate nemmeno in grado di non fare sesso nei nostri uffici—“
“—In questo ospedale? Persino la lavanderia è costantemente prenotata,” lanciò lì House, quasi sottovoce, il che gli fece ottenere uno sguardo da parte di Wilson che Chase non riuscì a leggere.
“—ma non è che chiunque non lo sapesse già. Non capisco come voi due siate riusciti a ignorarlo così a lungo,” aggiunse, rivolto a Foreman e Cameron.
“Cuddy non lo sa,” disse House, socchiudendo gli occhi.
“Sì che lo sa,” replico Chase. “Semplicemente preferisce fingere di non saperlo.”
Wilson e House si scambiarono uno sguardo. “...il Consiglio?” fece Wilson incerto, dopo un momento.
“Fingono di non saperlo,” ripeté Chase, annuendo. Foreman aveva finalmente risollevato la testa e stava assistendo allo scambio come uno spettatore ad una partita di tennis.
L’espressione di House si fece molto strana. “Lo staff della caffetteria?”
“Pensi che chiedano a tutti se sono separati o insieme?” rispose Chase, cercando di fare del suo meglio per sembrare scettico come riusciva naturalmente ad House.
“... il Dipartimento di Oncologia?” chiese Wilson con una voce che andava facendosi sempre più fioca.
“Ci scherzano su quando sei in ritardo per le riunioni, ma ti difendono perché se House sta con te, allora è più gentile col tuo dipartimento.”
“Io sono più gentile col suo dipartimento,” disse House con tono acido, “perché lo dirige in modo che è l’unico qua intorno ad avere dei dottori che pensano invece che seguire semplicemente la corrente.”
Chase non riuscì ad evitare del tutto un sogghigno. “Certo, è così.” Lo sguardo di House raggiunse pericolosamente quel livello che suggeriva come stesse per trasformarsi in fatalmente sarcastico, ma prima che potesse parlare, Wilson s’intromise.
“Penso che dovremmo fermarci qui prima di dover tirare a sorte su chi debba uccidere Chase,” disse, seppellendo le mani nella tasche del camice e sorridendo. House gli lanciò un’occhiata, lo sguardo che andava dal sorriso di Wilson alle tasche e di nuovo indietro, poi tirò fuori uno dei suoi sorrisi.
“Cosa?” domandò Chase, vagamente insultato. “Io non ho fatto niente!”
“Sei l’unica persona che conosco,” gli disse Foreman, “che riesce a stare seduta lì dopo tutto questo, dire quello che hai detto e crederci.” Cameron emise un breve suono di approvazione, e cominciò a raccogliere i propri fogli.
“Noi saremo..” cominciò Wilson, poi si fermò e scambiò una breve occhiata con House. “saremo nel mio ufficio, se qualcosa salta fuori,” concluse, poi si diresse alla porta con un passo solo leggermente più veloce del solito, tenendola aperta perché House uscisse prima di lui. Per una sorta di muto accordo, tutti li guardarono andarsene in silenzio, nessuno parlò fino a che non furono scomparsi lungo il corridoio.
“Dobbiamo anche chiederci cosa volesse dire?” disse alla fine Foreman.
Chase fece spallucce. “Probabilmente sono andati a fare un po’ di quel sesso che voi due siete riusciti a non cogliere fino ad adesso—cosa che possono fare nell’ufficio di Wilson senza aver bisogno di chiudere tutte le veneziane e così praticamente annunciare a tutti cosa stanno facendo.” Osservò.
Cameron gli lanciò un altro di quegli sguardi allibiti con la bocca aperta, ma Foreman si limitò a roteare gli occhi e ad alzarsi. “Primo, era una domanda retorica. Secondo la parte sul sesso ha sorpreso anche te. E terzo grazie per l’immagine. Andrò a vedere di trovare qualche piaga purulenta da qualche parte nell’ospedale per tentare di distogliere l’attenzione,” aggiunse, dirigendosi anch’egli fuori dalla porta. Il che lasciava...
“Vuoi che vada a prendere del gelato così possiamo mangiarlo insieme mentre tu ti lamenti delle perdute opportunità?” chiese a Cameron.
“Oh ma cresci,” le rispose quest’ultima, alzandosi e richiudendo i propri file, poi uscì con rabbia dalla sala in un modo che fece provare a Chase un moto di simpatia verso chiunque fosse stato così sfortunato da incrociare il suo cammino prima che sbollisse l’irritazione. Non era stata poi una grande idea.
Oh, bè. No era ancora ora di pranzo, e rimanevano sempre le infermiere di Radiologia per aiutarlo a salvare la giornata.