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Side Effects [Isagel]

Titolo Side Effects
Autore Isagel
Serie House M.D.
Pairing House/Wilson
Rating NC17
Summary Tutte le droghe hanno effetti collaterali
Beta-reader [info]eowyn_stark
Indirizzo originale http://www.squidge.org/housefanfiction/archive/2/sideeffects.html





Side Effects


A dire il vero era solo la seconda volta che House lo scopava, ma Wilson stava rapidamente acquisendo una nuova comprensione del termine dipendenza. Un corso accelerato, ma quando mai Greg aveva insegnato qualcosa di diverso?

Era Martedì quando Julie aveva deciso di sbatterlo fuori. Non uno sviluppo inaspettato- lo aveva previsto da tempo, e non aveva fatto poi molto per prevenirlo. Entrambi avevano compiuto un errore fin dall’inizio, e lui aveva raggiunto uno stadio in cui poteva tranquillamente riconoscerlo.

Mercoledì era finito per crollare sul divano del salotto di House, e nemmeno quello era stato così sorprendente. Dopo tutto, a cosa servivano i migliori amici, se non ad accoglierti nell’ora del bisogno e fare a pezzi tutte le più importanti decisioni della tua vita con crudele sarcasmo fino a che tu non riuscivi a sentirti di nuovo te stesso? Dopo anni di frequentazione con House, dannazione a lui se lo sapeva più.

Avrebbe forse dovuto sorprendersi quando Giovedì la notte era giunta per ritrovarlo non a rigirarsi sul nodoso divano, ma completamente disteso con la schiena sul letto, le gambe spalancate e le mani aggrappate alla testiera, ma era troppo impegnato a non perdere i sensi per il piacere per preoccuparsi delle false apparenze. I migliori amici erano una buona cosa per più di un motivo, a quanto pareva

E così, neppure una settimana dopo aver mandato a monte un matrimonio per la terza volta, stava passando il suo sabato pomeriggio a faccia in giù sul letto di House, con il suo peso sopra di sé, le sue labbra sul retro del collo, il suo calore tutto intorno a lui, e il solitario pensiero nella sua mente che non sarebbe mai più stato in grado di vivere senza tutto quello.

E neppure quella era una sorpresa.

Sapeva da anni che una volta intrapresa quella strada tra loro, non ci sarebbe stata possibilità di arrestare la progressione. Il fuoco lo avrebbe avvolto ed egli sarebbe bruciato come paglia, e non ci sarebbe stato altro a parte il bisogno nel suo cuore, nel suo corpo. Greg consumava le persone, ed era un dato di fatto, semplicemente essendo quello che era. Lasciarsi trasportare fino a quell’ultima frazione... Wilson se n’era ritratto così tante volte, temendone le conseguenze.

La realtà di tutto ciò in quell’istante era come venir bruciati vivi, e non riusciva a immaginare perché avesse pensato che evitarlo fosse una buona idea. Era sempre stato quello che voleva.

Il respiro di Greg nel suo orecchio era rapido e secco, mischiato a lingua e morsi e parole consumate che lo facevano contorcere al di sotto delle spinte costanti che lo inchiodavano al materasso. Il lento, inesorabile ritmo del sesso di House dentro di lui, la prontamente familiare angolazione a sinistra di ogni movimento che rifletteva la diseguale distribuzione di forza nel corpo del suo amico, un indicatore costante su chi lo stesse rivendicando.

Sotto di lui, la propria erezione tesa tra lo stomaco e il materasso, la frizione un provocante piacere alimentato dalla dirompente beatitudine di ogni nuova sollecitazione alla sua prostata.
Si sentiva sospeso al di fuori dello spazio e del tempo, perso in un mondo fatto di lenzuola di cotone stropicciate sotto il suo petto, del sudore di Greg che gli scivolava sulla schiena, dei gemiti soffocati emessi dalle sue labbra ancora e ancora e ancora. Non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso, ma sentiva che sarebbe potuto rimanere così per sempre

Poi il respiro di Greg fu interrotto da una fremente inalazione, e il suo misurato controllo saltò come un osso spezzato. Gli affondi diventarono affrettati e pressanti, irrompendo nel corpo di James con la disperazione di un uomo sull’orlo di un orgasmo, l’improvviso aumento di velocità che faceva gridare ogni nervo di Wilson perché gli fosse concesso sollievo.

“Ti prego,” riuscì a far uscire le parole, appena un sussurro affannato semi soffocato dal cuscino. “House, per favore...”

Non che ci fosse nulla che House potesse fare in quella posizione che non stesse già facendo: con la gamba malandata aveva bisogno di entrambe le mani come supporto per compiere quel lavoro. Ma ugualmente.. Disteso in quel modo, portato al limite di quanto poteva sopportare senza capitolare, l’unica cosa che James sapeva fare era supplicare.

“Sì,” disse House nel suo orecchio, e se c’era del compiacimento nella sua voce, c’era anche un accenno di venerazione che lo fece tremare fino al midollo. “Fallo adesso. Toccati.”

Lo sorprese quasi il fatto di non essere venuto lì sul momento solo per quelle parole.

La stretta delle sue stesse dita intorno alla propria erezione era come il tocco della corrente elettrica, una scossa che gli causò spasmi e convulsioni. Non ci volle molto- due colpi, tre- poi il collo gli s’inarcò e stava venendo, spingendosi più a fondo sul sesso di Greg, il crudo suono che gli squarciò la gola mescolato ai gemiti di risposta dal suo amico. Completo, devastante appagamento, e in qualche modo l’improvviso rilassamento delle sue membra gli permise di allargare maggiormente le gambe, facilitando le spinte costanti di House, offrendo la stessa soddisfazione in cambio. Poteva percepire la tensione nel corpo sopra il suo, il tremito teso dell’imminente rilascio, l’agognato irrompere dell’orgasmo del suo amante così vicino che poteva quasi assaporarlo.

Eccetto che l’orgasmo non giunse.

Il momento si protrasse e si espanse, diventando minuti scanditi dal disconnesso battere delle anche di House contro il suo bacino, e sebbene la sensazione fosse ancora incredibile- migliore, persino, ora che la fame immediata non era lì per distrarlo- stava raggiungendo il limite di quello che il suo corpo fuori allenamento poteva sopportare. Era- Dio- almeno da due mogli che non aveva fatto una cosa del genere, e non era che ci avesse mai fatto l’abitudine. Il calore si stava trasformando in dolore.

E poi era finita, un vuoto pungente sopraggiunse mentre House si tirava fuori del tutto. Ci volle qualche secondo prima che comprendesse che Greg si stava effettivamente allontanando accompagnato dal rumore frusciante delle lenzuola e da un secco inalare di dolore che significava che si stava appoggiando alla gamba senza preoccuparsi di fare attenzione.

"House?"
Doveva essere stato più forte di quanto pensasse prima perché la voce non si sollevò al di sopra di un crepitante sussurro. Deglutì forzosamente e tentò ancora, voltandosi per guardare.
“House, cosa...?” Greg era sul bordo del letto, e si stava alzando in piedi dandosi una mano con la colonnina ai piedi del letto. Gli rivolgeva la schiena, e non guardò nella sua direzione. “Stai bene?”
Non appena quelle parole furono fuori dalla sua bocca, seppe di aver detto la cosa peggiore possibile. Poteva sentire House scivolargli dalle dita, sottrarsi all’aperta sollecitudine come se fosse acido gocciolante sulla sua pelle.
“Splendidamente. Non alzarti.”
Un cenno di rifiuto con la mano mentre percorreva zoppicando la breve distanza verso il bagno, la voce aggressivamente spogliata di ogni emozione. Wilson avrebbe voluto fermarlo, trattenerlo, ma le gambe gli erano rimaste impigliate nelle lenzuola, e prima che riuscisse a liberarsi, Greg aveva chiuso la porta tra loro ed egli era rimasto solo.

Merda.

Era un idiota

Avere a che fare con House significava pensare più velocemente, muoversi più rapidamente, l’immediatezza delle tue reazioni la sola cosa che potesse equilibrare l’affilatura mentale con cui Greg infilzava il resto del mondo. Il fatto che loro due fossero rimasti amici così a lungo aveva molto a che fare con l’abilità di Wilson di mantenere la propria prontezza di spirito, per tenere dietro agli imprevedibili cambi e alterazioni di comportamento di House e rimanere imperturbabile ad ogni follia in cui s’imbatteva. Se avesse lasciato che il sesso interferisse con tutto quello, questa nuova svolta nella loro relazione sarebbe stata destinata a sancirne la morte.

Dal bagno, udì il clamore metallico del coperchio del cestino che veniva richiuso, seguito alcuni secondi dopo dal suono dell’acqua corrente. La doccia. Desiderò ardentemente sapere cosa diamine dovesse supporre da tutto ciò.

Bene, c’era solo un modo per scoprirlo. House lo conosceva bene praticamente come conosceva se stesso- se avesse davvero voluto tenerlo fuori, avrebbe chiuso a chiave la porta.

Pulendosi con gesto automatico lo sperma dal petto con un lembo del lenzuolo, Wilson scivolò fuori dal letto e si diresse verso il bagno. Nel momento in cui la sua mano si richiudeva intorno al pomello della porta, si chiese brevemente se stesse compiendo un’altra mossa sbagliata. Ma no.. Sebbene la maggior parte del tempo fosse necessario lasciare ad House il suo spazio, c’erano occasioni in cui dovevi spingerti oltre per infrangere tutti quegli strati di stronzate difensive. Se giunto a quel punto non poteva fidarsi di se stesso per conoscere la differenza, poteva direttamente tornare da sua moglie e pregarla di riprenderselo indietro.

Aprì la porta ed entrò dentro.

House stava in piedi vicino alla cabina della doccia, apparentemente in attesa che la temperatura dell’acqua si regolasse. Le mani erano appoggiate alla struttura metallica su entrambi i lati della porta aperta, le braccia distese a supportare il suo peso, la testa piegata nel mezzo in una postura che era.. non abbattuta, ma come gravata, curvata da una qualche pressione interna appena trattenuta.
Quando Wilson entrò, non sollevò lo sguardo.

“Vuoi dirmi cosa sta succedendo, o saltiamo la luna di miele e passiamo direttamente alla fase in cui tua moglie non ti capisce più?”

House gli lanciò un breve sguardo, un pallido lampo come un fuoco di magnesio.

“Non volevo che sentissi nostalgia di casa.”

Parole che pungevano come frustate, ma di certo l’intenzione era quella. Wilson si trattenne dal ritrarsi si fece più vicino.

“E se provassi il desiderio di lasciarti? Non posso immaginare come potrebbe mai succedere.”

Il tono di voce era in egual parte ironico e seccato; tagliente ma nemmeno lontanamente vicino al sarcasmo che House usava quando ribatteva.

“Commovente. Deve amarmi sul serio.”

Sì, avrebbe voluto dire, è così. Ma non dichiaravi amore imperituro per Gregory House più di quanto gli mostravi la tua sollecitudine. Non te lo avrebbe permesso.

“Parlami.” Fu quello che disse invece, la voce attentamente controllata, nonostante la stranezza della situazione.
House era lì in piedi, nudo davanti a lui, la fine patina di sudore che andava asciugandosi sulla sua pelle rifletteva la pallida luce del bagno, e sebbene privo del preservativo che aveva indosso prima, il suo pene era ancora eretto, pareva ancora esattamente duro come era stato dentro di lui solo pochi minuti prima. Era abbastanza vicino da potersi allungare e toccarlo, abbastanza vicino perché riuscisse a percepire l’aura di calore sprigionata dal suo corpo accaldato, il secco contrasto con il gelo che si sollevava dal getto di acqua fredda dalla doccia. Dovette trattenersi dall’annullare la distanza.

E poi tutti i pezzi finirono al loro posto, ed egli vide le cose per quelle che erano.

Venerdì mattina, spinto contro il muro di una delle salette esami della clinica, la mano di House dentro i pantaloni. Il corpo ancora sfinito dalla prima volta, dalla cruda, incredibile, infinita scopata della notte prima, le nuove sensazioni che si mescolavano al ricordo delle precedenti fino a che i limiti della realtà perdevano definizione e James stava venendo, mordendosi la lingua per non fare rumore mentre House sussurrava nel suo orecchio cose che gli facevano tremare le ginocchia. Sapendo che il suo prossimo paziente sarebbe arrivato di lì a breve, ma non preoccupandosene, si era mosso per lasciarsi cadere sulle ginocchia, desideroso di ricambiare. House si era allontanato, scuotendo il capo. “Insomma, dottor Wilson. Che cosa direbbe il suo paziente? E pensare che le persone ti hanno etichettato come quello responsabile.” Il familiare, esasperante commento graffiante, accompagnato da un sorriso canzonatorio che gli aveva fatto roteare gli occhi. Ma c’era stato qualcos’altro sul viso di House prima che la maschera rassicurante fosse tornata al suo posto, qualcosa che si era permesso di accantonare nell’impeto del bacio di commiato, nel brivido di promesse sussurrate a metà, la prospettiva di un’appropriata ritorsione nel momento in cui avessero oltrepassato la soglia dell’appartamento di House.

Frustrazione. Concitazione. Paura.

Le stesse cose che stava scorgendo adesso, e forse avrebbe dovuto provare della compassione, ma era la rabbia che stava montando dentro di lui, le mani che automaticamente si spostavano sui fianchi.
“Sono le pillole, non è così?”
House mise una mano sotto il getto, il palmo sollevato per testarne la temperatura. Un movimento teatrale, per fingere noncuranza.
“Tutte le droghe hanno effetti collaterali,” disse, lo sguardo che si posava e si distoglieva dalla direzione in cui si trovava Wilson.
“E tutti i tossici sono degli idioti sconsiderati. Stupido io ad essermene dimenticato.” Il sarcasmo nella sua voce era ghiaccio gelido ora, affinato con rabbia e sofferenza. Abbastanza tagliente da far voltare Greg verso di lui, la bocca aperta per dire qualcosa. Ma non voleva sentire nulla, non voleva stare ad ascoltare la prevedibile, arguta difesa. “Puoi anche evitare ogni discussione difficile, se è quello che vuoi,” disse invece, “Dio sa se ci sono abituato. Ma non mi pianterai nel letto come una qualche marchetta da cinque dollari che hai raccolto in un angolo della strada. Non ti nasconderai da tutto questo.”
“Altrimenti cosa fari? Te ne andrai? So che non sei il tipo che resta, ma due rotture in una settimana sarebbero un record personale persino per te.”
Sarebbe stato così facile, non è così? Voltare semplicemente la schiena e piantarla lì e non avere mai più a che fare con tutte quelle cazzate. Ma farlo avrebbe significato lasciare House alla sua dipendenza e ai suoi stramaledetti effetti collaterali, e sebbene lo avesse fatto prima, pieno di frustrazione e impotenza, il sesso aveva cambiato le cose, rendendo il tutto intimo e personale in un modo completamente nuovo e imprevedibile. Non avrebbe ammesso la sconfitta, non avrebbe lasciato che le droghe lo cacciassero dal letto di Greg. Aveva ottenuto qualcosa negli ultimi giorni, qualcosa che non aveva mai avuto prima, e avrebbe lottato per tenerselo.

Senza interrompere il contatto visivo con House si chinò verso la doccia, l’amaro gelo del getto come pioggia di aghi sulla pelle del suo braccio mentre si allungava per raggiungere il miscelatore e cambiare la temperatura da fredda a bollente.
“Entra dentro,” disse.
House sollevò un sopracciglio scettico, ma l’espressione di disperazione si stava trasformando in curiosità. Non ci sarebbe stato un modo migliore di colpirlo che compiere l’inaspettato.
“Ti stai offrendo per una spugnatura? Hai preso ispirazione da una delle tue sollecite infermiere?”
Wilson non distolse lo sguardo per rivolgerlo al soffitto. Non fece alcun movimento, ma sapeva che se si fosse voltato per incontrare il proprio sguardo riflesso allo specchio, l’oscura determinazione in esso lo avrebbe fatto indietreggiare.
“Se commenti come questo sono intesi a farmi desistere, stai seriamente sottovalutando il livello di tolleranza derivante da un’esposizione di lungo periodo. Ora entra dentro.”
House piegò il capo da un lato e lo studiò con lo sguardo speculativo che avrebbe potuto riservare ad una radiografia particolarmente affascinante. Era uno sguardo che spesso lo faceva arrossire o ritrarre, perché sembrava possedere l’abilità di sezionarlo fino a raggiungere ciò che maggiormente desiderava nascondere, ma era troppo concentrato ora per battere anche solo le palpebre sotto di esso. Non sapeva e non gli importava quello che House poteva leggervi, ma dovette essere abbastanza da risvegliare il suo interesse, perché con un cenno quasi impercettibile, fece quello che gli era stato chiesto. Wilson entrò dopo di lui, richiudendo la porta a vetri dietro di loro.

Acqua calda sul suo viso e sul suo petto, sulla pelle di House sotto le sue mani mentre lo afferrava per le spalle e lo spingeva contro la parete. Il rumore di un corpo umido sbattuto contro le piastrelle lo ammoniva di stare più attento, ma toccare House non aveva nulla a che fare con l’autocontrollo, e le sue mani erano brutali sui capelli bagnati mentre attirava la testa di Greg per un bacio.
Non era sicuro su cosa si aspettasse, ma House non lo respinse. Invece le sue labbra si dischiusero all’istante, un gemito vibrante tra loro, mentre Wilson affondava più in profondità, spingendosi più vicino. Una fame, un desiderio, nella lingua che si arrendeva alla sua, nel corpo premuto contro il suo, e fece scivolare la mano lungo il torso di House, sentendo il bisogno trattenuto come un brivido sotto le sue dita. La dura superficie del petto cosparso di peluria che gli solleticava il palmo, seguito dalla forma affilata dell’osso dove la cassa toracica terminava. Scendendo più in basso, attraverso la più soffice distesa dello stomaco, ed entrambi ansimarono quando il retro del suo pollice sfiorò l’erezione di Greg, il proprio pene esausto che si contraeva in risposta. Ancora così nuovo, tutto questo, la realtà non ancora completamente compresa. Deliberatamente, lasciò che la mano ripetesse il movimento
Poi una stretta di ferro intorno al suo polso, la mano di Greg che gli impediva di muoversi. Il bacio interrotto, e lui stava guardando negli occhi di Greg, leggendovi la passione, il dolore, insieme a qualcosa che avrebbe potuto essere vergogna.
“A volte,” disse House, la voce mescolata al mormorio dell’acqua, “semplicemente non funziona.”

Non aspettarsi troppo. Non caricare troppo le aspettative per poi venire deluso. Non...

“E a volte,” replicò James, liberando il braccio con una calma contraddetta dalle pulsazioni nel suo collo, “devi solo fidarti di me. Ora fa silenzio.”
“Chiedi le cose più difficili,” disse House, l’accenno di un sorriso ironico che gli tirava un angolo della bocca, ma chiuse gli occhi e lasciò che la testa gli ricadesse contro la parete. “E’ una fortuna per te che io trovi le sfide eccitanti.”

“Ed è una fortuna per te,” disse Wilson, piegandosi in avanti fino a che soltanto il più sottile strato di aria separò le sue labbra dall’orecchio di House, “che io sia la persona più testarda che tu possa mai incontrare.” La punta della sua lingua tracciò il contorno del lobo di Greg sottolineando le sue parole, rendendole una promessa che non aveva alcuna intenzione di ritrattare. Poteva sentire il respiro del suo amico accelerare in risposta. “Non muoverti.”

Allontanatosi di un passo, regolò il getto d’acqua, angolandolo così che il flusso di acqua calda cadesse sul corpo di House mentre il viso rimaneva all’asciutto. Poi afferrò il gel da doccia.

“Temo che tu sia privo dell’equipaggiamento adatto per delle spugnature,” disse, riempiendosi una mano col sapone liquido, la sostanza ambrata fresca in contrasto con il vapore che iniziava a sprigionarsi intorno a loro. “Dovremo farlo nella maniera primitiva.”

House socchiuse gli occhi, osservandolo mentre riponeva il contenitore sulla mensola e lavorava affinché il sapone diventasse schiuma.

“In qualche modo” disse, la voce non del tutto presente, lo sguardo incollato al movimento delle mani di Wilson “credo che te la caverai.”

“Davvero rassicurante.”

Avvicinandosi di nuovo, il proprio corpo che faceva scudo all’acqua allontanandola dallo stretto spazio tra loro mentre sollevava le mani sulle spalle di House e iniziava a spargere il sapone sulla sua pelle. Con cautela, gentilmente, i palmi che scivolavano lungo l’umida superficie del torso di Greg; dal collo allo sterno alle ossa del bacino, senza indugiare lungo il percorso; dalle nocche ai gomiti alle clavicole, e di nuovo indietro al punto iniziale. Solo quando ogni parte raggiungibile fu scivolosa sotto il suo tocco mise più forza nelle sue carezze, massaggiando i punti di tensione nei muscoli di Greg, allentandone la stretta. Alle sue dita esploratrici era chiaro come mai lo era stato prima per i suoi occhi di come la menomazione stesse cambiando il paesaggio dell’anatomia del suo amico, la parte superiore destra del corpo più forte adesso, più dura di quella sinistra, sollecitata dal quotidiano sforzo di sostenere il suo peso sul bastone. Sapeva che c’era un prezzo da pagare, certo, ma sentirlo sotto le sue mani era un’altra questione, il fatto palpabile gli fece contrarre il cuore. Era grato del fatto che Greg avesse gli occhi chiusi e non potesse vedere il suo viso.

Ma lui poteva guardare Greg; consumarsi nella sua vista, nei suoni che emetteva, il calore e la consistenza della sua pelle. Aveva sempre amato il corpo di House, dalla prima volta che si erano incontrati.
La lunga, snella estensione delle sue gambe sotto il tessuto dei jeans; la forte, elegante forma delle sue mani, semi nascoste, semi rivelate dalle maniche sbottonate di una camicia borgogna; l’incurante facilità con cui prendeva possesso del suo spazio- la stanza e tutto il resto, chiunque al suo interno si curvava intorno alla sua presenza, l’innata grazia dei suoi movimenti altrettanto ammaliatori quanto la disturbante perizia dei suoi pensieri. James aveva visto e aveva desiderato, ed era tornato a casa dalla sua seconda moglie fingendo che non fosse così. Determinato a mantenere la distanza. Era sempre stato abile a fingere; la faccenda della distanza lo aveva provato fino in fondo.

Poi era successo, ed egli aveva visto il corpo di Greg cadere a pezzi. La grazia senza sforzo trasformata in una lotta continua, le ampie falcate perse per sempre nella melma di dolore che rendeva ogni piccolo passo avanti una battaglia persa tanto spesso quanto vinta. Era stata una sofferenza assistere, e non aveva saputo come distogliere lo sguardo. Fino a che un giorno stava camminando con il suo amico lungo i corridoi dell’ospedale- di ritorno al suo ufficio dove non ci sarebbe stato né lavoro, né pazienti, nulla eccetto il vuoto che in quei giorni sembrava echeggiare intorno a lui- e, guardandolo, aveva visto un ritmo, un flusso nei suoi passi che gli aveva arrestato il respiro. Un nuovo tipo di grazia; formata e contenuta dalle limitazioni della gamba rovinata, ma comunque grazia, a suo modo evidente come lo era stata prima. Quello era stato il giorno in cui aveva iniziato a tenere d’occhio malattie che non potevano essere spiegate.

Ed ora era qui, dopo tutti quegli anni di ammirazione e preoccupazione, con quel corpo a sua disposizione, da toccare e compiacere. Era lì per House, pronto a dare tutto. E ancora- nonostante la vicinanza, l’intimità che condividevano- era costretto a lottare per non essere tagliato fuori quando importava davvero. L’ingiustizia di tutto quello solleticava qualcosa di selvaggio nel suo profondo, una creatura dotata di zanne che voleva uscire fuori e punire. Lo colpì il fatto che se si fosse trattato di una delle sue mogli chiusa in quel piccolo spazio con lui, avrebbe avuto paura anche solo di toccarla con un dito. Ma questo era House, che pur con tutte le sue debolezze era forte tanto quanto James sarebbe mai potuto essere, e invece di temere la perdita di controllo si sentiva concentrato, in grado di indirizzare l’inferno dentro di lui in tutte le giuste azioni. Aveva sempre confidato in House per la sua rabbia, e il desiderio di possesso che colorava il tutto ora non cambiava le cose. Le sue mani sul corpo di Greg erano assolutamente ferme.

Lentamente, i bordi affilati della tensione cedettero sotto il suo tocco, lavati via insieme al sapone quando si scostò per lasciare che l’acqua risciacquasse il corpo di Greg. House se ne stava sorprendentemente immobile, la testa appoggiata all’indietro contro le piastrelle, lasciando che Wilson conducesse lo spettacolo. Abbandonato alle sensazioni che gli venivano offerte, forse consapevole che parlare, toccare sarebbe stato tentare la sorte. Intanto i decisi movimenti delle mani di Wilson si erano fatti più leggeri, più sensuali, il rumore battente dell’acqua non riusciva più a mascherare il respiro stentato di Greg, i gemiti che gli sfuggivano dalle labbra. Le braccia giacevano abbandonate lungo i fianchi, i palmi aperti premuti contro il muro per supporto, ma quando James fece passare i pollici sulle punte dei capezzoli induriti, le dita si piegarono, le unghie che graffiavano la liscia superficie sotto di lui. L’alzarsi e l’abbassarsi del suo pomo d’Adamo mentre deglutiva travolto dall’ondata di piacere infiammò come un fuoco il fondo dello stomaco di Wilson, ed egli piegò il capo verso l’arco perfetto del collo del suo amico, facendo scorrere le labbra lungo l’incerta linea di demarcazione dove la barba ispida terminava, saggiando peluria pungente e pelle vellutata con un unico movimento della lingua, graffiandolo con i denti. Nel momento in cui morse la pelle tenera sopra la curva della clavicola di Greg, era di nuovo duro, senza fiato per il desiderio. L’oscura consapevolezza che il segno che lasciava sarebbe stato lì per giorni gli fece vibrare il corpo fino alle ossa.

Poi si lasciò cadere in ginocchio incapace di aspettare oltre, sperando di aver atteso abbastanza.

Mattonelle dure sotto di lui, bagnate. Rumore e la sensazione e il calore dell’acqua tutto intorno, come venire colti da una tempesta tropicale. Si scostò i capelli bagnati dalla faccia prima di percorrere con le mani le cosce di Greg, toccando muscoli solidi e tesi sotto il palmo destro, solo pelle su tessuto morto sotto il sinistro, L’istinto era quello di soffermarsi, alleviare ed esplorare, ma di certo House non avrebbe voluto. Le sue mani non smisero di muoversi sino a che non afferrarono i fianchi di Greg.

Gocce scintillanti serpeggiavano lungo l’addome di Greg, rivoletti gli scendevano lungo le gambe verso il pavimento o scomparendo nel fitto dei peli pubici. Quando Wilson premette le labbra sulla piatta superficie del suo stomaco, l’acqua gli gocciolò nella bocca, calda e dal vago sapore ferroso, insaporita da una traccia salina dai pori di House- il sapore di questo momento, impresso nel suo cervello, una traccia nella memoria dei sensi che lo avrebbe sempre riportato indietro a quell’istante, in questa consapevolezza e fermento di emozioni. I fieri baci con cui marcava la pelle del suo amico venivano lavati via dal flusso rapido, uno per uno.

E poi fu lì, la guancia che sfiorava appena la lunghezza del membro di Greg, e le sue dita si serrarono crudelmente sulle ossa del bacino mentre voltava la testa per lasciar scorrere la lingua lungo di esso, dalla radice alla punta.

Quello fu il momento in cui l’equilibrio di Greg cedette allo sforzo di reggersi in piedi, l’istintivo sollevarsi dei fianchi intaccò lo stretto controllo della mente su ciò che lo aveva sostenuto fino a quel momento, e le sue gambe iniziarono a piegarsi. Ma Wilson era lì, pronto questa volta, preparato ad afferrare House prima che la sua frustrazione verso il proprio corpo traditore diventasse una scusa per respingerlo, prima che le difese avessero l’opportunità di venire erette. Prendendogli le mani se le posizionò sulle spalle. Quando chiuse le labbra intorno alla punta dell’erezione di House, ogni protesta che avrebbe potuto uscire fuori si perse in un gemito di piacere. Il peso del suo amico si accomodò su di lui senza commenti.

Il mondo si muoveva e girava, poi collassò su se stesso fino a che tutto ciò che esisteva fu il membro rigido nella sua bocca, l’acqua che carezzava il suo corpo e il quasi- dolore dove le dita di House scavavano nella sua pelle, la presa che si faceva più serrata ad ogni movimento circolare della lingua di Wilson intorno al suo sesso. Si era aspettato di provare dell’imbarazzo, del disagio, ma l’impetuosità del proprio sangue rese tutto semplice, il membro solido che scivolava liscio giù per la sua gola quando si spingeva avanti, assumendo quanto più poteva della carne di Greg. Le labbra distese, il peso sul suo palato, tutto era di una contorta perfezione, e sebbene non ci fosse spazio perché i suoni che emetteva uscissero dalla sua bocca, poteva sentire mormorii entusiasti provenire dal fondo della propria gola e vibrare lungo l’erezione che lo riempiva. Con le mani si tenne aggrappato ai fianchi di House, tenendolo fermo mentre si muoveva sul suo sesso, succhiando, consumando, fino a che con un ultima sollecitazione della sua lingua ottenne quello che voleva.

House affondò disperatamente nella sua bocca, esalando il suo nome in un’invocazione tremante che echeggiò tra le pareti, s’infranse sui vetri appannati, gli fece sussultare il cuore e dolere le ossa quando le unghie gli affondarono nelle spalle e il seme si riversò nella sua gola. Non poteva respirare, non poteva pensare, poteva soltanto aggrapparsi alla forma scossa dalla convulsioni di House e trarre a sé ogni ultimo brivido, cavalcando l’onda dell’orgasmo fino a che, lentamente, tutto tornò all’immobilità.

Poi la calma lo avvolse lì sul pavimento, ma non durò a lungo. Appena qualche battito prima di tirarsi indietro, pochi momenti in cui tentare di riprendere fiato, di sentire House fare lo stesso, e poi le dita di Greg furono nei suoi capelli, tirandogli la testa all’indietro.

L’accenno di sollievo e calore negli occhi blu che incontrarono i suoi non li rendeva meno perforanti.

“Tirati su. Adesso.”

Voce arrochita che arrivò direttamente al suo inguine, e si stava rimettendo in piedi, risucchiato nello stesso modo in cui quell’uomo riusciva sempre a risucchiarlo. Poi la bocca di House discese sulla sua, mani forti che lo trascinavano vicino, e il bisogno che aveva acceso continuava a bruciare come un incendio nella ferocia del bacio. Non seppe com’era successo, ma improvvisamente era lui ad avere la schiena contro la parete, House addossato a lui, lunghe dita avvolte intorno al suo sesso.

Resta presente, pensò. Rimani focalizzato mentre il mondo ruota intorno, è tutto quello che devi fare.

Una vecchia, familiare strategia con così tante diverse applicazioni da fargli girare la testa, ma poteva farlo ancora, non importava quanto le cose fossero cambiate. Lo aveva fatto oggi, lo stava facendo proprio in quel momento, se reggersi contro la parete e lasciarsi maneggiare da Greg poteva essere qualificata come azione. Sembrava che non stesse perdendo, dopo tutto, che potesse fidarsi di se stesso per mantenere il tutto insieme nonostante le crescenti complessità.

La mano di House si fece più veloce, più urgente, movimenti avidi che lo spingevano verso il limite, le loro bocche separate solo quel tanto da permettere a Greg di pronunciare parole spezzate contro le sue labbra, frasi punteggiate da baci famelici.

“Ho sempre saputo che questo.. mi avrebbe ucciso... Non puoi mai lasciare che le cose restino semplici, non è così? Non puoi soltanto lasciare che… siano?”

E l’ironia di quell’affermazione, la perfetta fottuta simmetria di tutto, fu troppo, l’assoluta follia dell’intera scombinata relazione lampeggiò davanti ai suoi occhi, e Wilson si ritrovò a ridere, l’assurdità della sua vita improvvisamente si fece chiara ed eruppe, la rabbia e il dolore, l’impotenza e l’autocommiserazione, tutto quello fuoriuscì da lui in un’irrazionale, gioiosa risata.

House lo guardò come se avesse perso la ragione, ma poi i loro sguardi si incontrarono e la comprensione passò tra di loro, come alla fine succedeva sempre. Quando l’orgasmo lo sommerse, stavano già ridendo insieme.

*

L’oscurità era calata all’esterno nel tempo in cui erano stati impegnati nel bagno, e mentre Wilson s’infilava nei suoi jeans, lo sguardo gli cadde sul proprio riflesso sulla finestra della stanza. Appena sopra le sue clavicole si stavano formando delle ecchimosi scure, della forma e dimensione di un pollice da uomo. Con fare assente mise la mano su una di esse, le dita che ne tracciavano i contorni come se ci fosse stato qualcosa da sentire.

“E’ una fortuna che tu sia sempre vestito come si deve,” disse House dietro di lui, seduto sul letto con le gambe distese. “Se qualcuno le vedesse penserebbe che tu sia reduce dall’attacco di un imitatore particolarmente inetto dello Strangolatore di Boston.”

Wilson si voltò, poggiandosi contro la cassettiera sotto la finestra.

“Lo Strangolatore di Boston utilizzava delle cravatte, non le sue mani. Ma sospetto che quella particolare tecnica sarebbe troppo per te.”

“E’ forse un modo di dirmi che sei per l’asfissia erotica? Ora scoprirò che il motivo per cui le tue mogli ti hanno lasciato è per le tue disturbanti perversioni?”

Un’altra frecciata rivolta ai suoi matrimoni, ma il tono era diverso ora—il solito mescolarsi di scherno e gelosia, senza alcuna intenzione di ferire. C’era un sorriso che piegava un angolo della bocca di Wilson, persino mentre rivolgeva gli occhi al soffitto.

“Fantasticare su di te potrebbe considerarsi come un andare oltre il lecito, ma dubito possa qualificarsi come perverso. Perciò, no. E’ il mio modo per dirti che la prossima volta che mi offrirò come appoggio umano, dovrai ricordarmi che sei dieci volte più alto e pesante di quanto io pensi.”

House piegò il capo pensieroso, sfiorando il corpo di Wilson con sguardo valutativo. Per quanto fosse appagato, riuscì ancora a mandargli dei brividi lungo la spina dorsale.

“Non sarebbe un problema se le tue mogli si fossero preoccupate di nutrirti e tu fossi più che pelle e ossa.”

“Suppongo che ora mi cucinerai un pasto a tre portate?”

“No. Ma se ricordi dove hai lasciato il telefono, sarò lieto di ordinarti una pizza.”

“Ah,” disse Wilson, “Capisco come in questo modo tu possa ottenere lo stesso risultato.”

Trovò il telefono sul pianoforte, semi nascosto da una pila di spartiti. Stava ancora sorridendo per il rassicurante flusso delle loro canzonature, ed era quasi semplice pretendere di essere troppo distante per udire il tintinnare delle pillole. Per un momento rimase paralizzato, le dita strette con troppa forza intorno al fascio di fogli nella sua mano, ma poi scosse la testa e lasciò che la tensione si rilasciasse dai suoi muscoli. Quel suono sarebbe stato di nuovo lì a fargli stringere i denti al mattino. Aveva combattuto abbastanza per una giornata.

Tags: isagel

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  • 4 comments

[info]laurazel

March 18 2007, 15:58:58 UTC 5 years ago

Grazie per tutti questi post, sono felice di constatare che questa community è attiva e scalpitante! Ci vorrebbe + slash in italia... ma grazie a voi e al vostro lavoro, le poche che costituiscono lo slash fandom italiano su House e Wilson, possono godere di queste meravigliose perle. Grazie di cuore! <3<3<3

[info]morgana82

March 18 2007, 18:25:02 UTC 5 years ago

Parole sante, lo slash in Italia è una bestia rara purtroppo. Conoscere l'inglese non è mai stato così gratificante :P
Comunque finché la passione continua, mi fa piacere fornire questo 'servizio' anche perché la verità è che è più un divertimento che una vera fatica ^__^

[info]giusi_poo

March 23 2007, 21:19:05 UTC 5 years ago

Proprio perché in Italia lo slash è una bestia ancora rara mi permetto di pubblicizzare il primo, forse, libro slash mai pubblicato da una italiana in Italia.
http://www.boy-toy.org/Presentazione_di_Danzando_con_i_demoni_p511.aspx
Giusi sono io, naturalmente:P
Mi scuso per OT
La fiction è molto intensa!

[info]wolf_in_action

May 3 2007, 15:31:54 UTC 5 years ago

Sorry if I write in english but I'm only able to read and not write in italians, but do you Translators' Comm's. admins allow spamming in your comments?
I don't think it's fair for the other publishers! I wrote and published three books about indian and wolves legends but I never dare doing spam!
Counting that this is not the property place for spotting our books!
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