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Decameron 7/10 [Nakanna Lee]

Titolo: Decameron
Autore: [info]nakannalee (tradotto da [info]fiorediloto)
Parte: 7/10
Rating: R
Beta-reader: [info]sarabakanashimi, la migliore sulla piazza (prezzi modici)
Avviso: Si torna al POV di Cameron.


SETTIMO GIORNO

Hai osservato House con attenzione in questi ultimi due giorni. Non avevi quella collana – l’elitropia, quello che sia – così l’hai osservato senza.

Il dolore è tornato, vincendo la ketamina – te ne sei resa conto – e lui si ostina assolutamente a negarlo. Ha la cura di accertarsi che nessuno lo stia guardando, ma sempre più spesso cerca il supporto del muro per camminare. Maschera ogni smorfia nella corrugata concentrazione riservata all’ultimo caso. Non ti ascolta quando gli chiedi se va tutto bene.

Il flacone di Vicodin è di nuovo vuoto, e immediatamente una vampata di struggimento ti infiamma il petto. Non solo House è confuso e perso per la sua situazione con Wilson, ora è di nuovo tornato ai narcotici per calmare il dolore. Ha bisogno di aiuto; ha bisogno di sapere che a qualcuno importa.

A te importa. Importa tanto, tantissimo.

L’elitropia è misteriosamente ricomparsa nel cassetto della tua scrivania, una specie di miracolo. Non sei dell’umore per porti domande, troppo felice che sia semplicemente tornata. Qualcuno avrebbe potuto impossessarsene nel frattempo, distruggendo la tua chance di aiutare House. Ma dal momento che a quanto pare è ricomparsa, hai il vago dubbio che il ladro non abbia scoperto il suo potere. Dovrai fare più attenzione, questa volta.

Verso mezzogiorno la conversazione di House con te, Chase e Foreman si è ridotta a brevi cenni sgarbati e grugniti, un segno ben riconoscibile del fatto che il dolore è quasi insopportabile. Lui se ne va a pranzo poco dopo. Inventi una rapida scusa e sgattaioli fuori dopo qualche minuto, progettando di raggiungerlo in mensa e farlo sembrare casuale.

Invece intravedi la sua figura scomparire tra le porte scorrevoli dell’ascensore, e immediatamente sai dov’è diretto. Ti lasci scivolare la collana addosso in una vicina sala esami e lo segui.

* * *

“Ti ho già detto di no, House.”

“Ma non te lo sto chiedendo, stavolta. Ti sto dicendo di farmi la ricetta.”

House e Wilson sono già nel mezzo di una lite frattanto che tu li raggiungi, leggermente senza fiato per aver fatto le scale di corsa sui tacchi. Le caviglie ti urlano contro per la tua fretta.

House deve essersi precitato nell’ufficio di Wilson, perché la porta è ancora spalancata dalla sua irruzione. Wilson sta raccogliendo le sue carte, scuotendo la testa mentre lascia cadere la penna nera nel cassetto.

“No. Ti sei affaticato troppo, è per questo che ti fa male. Prendi una borsa di ghiaccio in ambulatorio.”

Il tono insensibile ti fa spalancare la bocca e scattare in alto le sopracciglia. Con che coraggio viene a dire a House quanto dolore stia o non stia provando!

“Non è così semplice” insiste House, leggermente senza fiato. Deglutisce e distoglie lo sguardo, e assistere a questo gesto ti uccide, semplicemente. Il tuo stomaco si rivolta come una matassa di serpenti mentre Wilson si gloria del suo potere.

“È incredibilmente semplice” replica. “Non intendo lasciare che ti tu faccia di nuovo del male. È solo uno strappo. Starai benissimo. Prenditi un Tylenol se devi, ma non ti aiuterò a infilarti del Vicodin in gola.”

“Sì che lo farai.” House si aggrappa al bordo anteriore della scrivania di Wilson, sporgendosi per fissarlo come se stesse contemplando un pozzo dei desideri. Le rughe profonde scolpite ai lati degli occhi e della bocca sembrano quasi rigidamente gotiche.

Wilson, freddo e senza pietà, non esita un istante. “Torna dal tuo paziente, House.”

“Cazzo, Wilson” sussurra House con voce roca. “Dammi quelle pillole.”

Fa un gesto verso il foglio della ricetta che giace a portata di mano sulla scrivania, ma l’oncologo lo tira via, praticamente strappandoglielo dalla mano tremante.

“Ti amo” mormora – col cavolo che lo ama! – prima di incontrare di nuovo gli occhi di House. “Ora sopporta il dolore.”

* * *

Non ha molto senso osservare da dietro le quinte, invisibile, e non fare nient’altro. Hai aspettato abbastanza a lungo.

“House…”

Lui incespica ancora per qualche passo nel corridoio prima di voltarsi. Il suo viso è contratto, talmente scarno e indifeso che ti fa desiderare di avvicinarti e abbracciarlo. Tendi una mano. Lui la guarda come se fosse un uccellino morto che un cane ha trascinato fino alla sua soglia.

È così bisognoso d’amore. Wilson è solo lussuria e piacere, e tu sai che entrambi opprimono la mente di House fino a corroderla come un metallo arrugginito, fino a renderlo completamente incapace di affetto spontaneo.

“Hai Vicodin?” ti chiede calmo.

Tu sbatti le palpebre e farfugli, quasi sorpresa che lui non ti abbia sputato contro un ordine secco e infastidito. “N-no.”

“Allora vattene.”

“House, lasciami…”

Lui si irrigidisce quando gli stringi dolcemente il braccio. “Cameron, mollami.”

“Vieni.” Il tuo tocco è gentile, persuasivo, esattamente quello di cui lui ha bisogno al momento. Con attenzione, passi il pollice in un movimento circolare sul dorso della sua mano rigida. “Stai male. Forse c’è qualcos’altro che puoi fare. Il Vicodin ti ha causato così tanti problemi prima…”

“Hai un’idea migliore?” replica House, ma apprezzi la sua volontà di continuare la conversazione.

“Potremmo cercare un diverso piano di terapia. Davvero, sarebbe facile. E io ti aiuterò se ne avrai bisogno…”

Lui tira indietro la mano. Sussulti leggermente; vorresti che sapesse quanto la sua azione incide su di te.

Tra qualche ora, pensi sulla difensiva mentre lui zoppica via lungo la hall, sarà lui a sapere quanto le tue azioni incidono su di lui.

* * *

Wilson doveva sbrigare uno degli ultimi turni in ambulatorio, e, caso ancora più fortunato, House ha deciso di andarsene presto.

Lotta un po’ con la gamba sulla veranda, il che lascia la porta di casa aperta abbastanza a lungo perché tu entri senza problemi. L’elitropia pende con eleganza dal tuo collo sottile, e tu ti senti una specie di Giovanna d’Arco che avanza sul campo di battaglia.

Ti guardi intorno nell’appartamento, riabituandoti. È stranamente ordinato – devono essere gli effetti collaterali di Wilson – e ti chiedi se House riesca a trovare qualcosa. Libri e giornali sono posti in ordine alfabetico sugli scaffali, il tappeto odora di aspirapolvere, e le bottiglie di birra sono poche e sparse. Non ci sono neppure segni circolari sul tavolo del caffè; è stato tutto pulito.

Bene. Ma di certo non significa che House sia felice. In effetti, l’aspetto maniaco della pulizia di Wilson probabilmente alla fine sarà un elemento di disturbo. Tutto a suo tempo.

Il tuo sguardo viene attirato da una pila di roba usata recentemente, o forse abbandonata, sotto una lampada nell’angolo. È l’unica parte della stanza dall’aspetto vagamente disordinato. Avvicinandoti silenziosamente, passi oltre il malandato Fondamenti e Meccanismi Molecolari della Mutagenesi e rivolgi la tua attenzione al bastone.

Passi le dita sulla maniglia di metallo sorprendentemente freddo e accarezzi le fibre dell’asta di mogano. Può darsi che House non lo usi, ma sta qui pronto tra le ombre mutevoli, in minacciosa attesa, infestando la stanza. Evidentemente non ha ignorato del tutto il dolore se tiene ancora il bastone sotto i propri occhi.

Un libretto cattura la tua attenzione dietro la rivista medica e il bastone. Dai una sbirciata e aspetti finché House non si dirige al bagno, poi lo recuperi con curiosità. È un saggio, scopri, del Museo d’Arte di Filadelfia. Anteprima delle Mostre d’Apertura del 2007.

Lo sfogli, prendendo nota della mostra di Arte Latinoamericana e di quella di Gioielleria Medievale Europea. Segnando una pagina interessante col pollice e l’indice per riguardarla in seguito, ti muovi verso la cucina. Hai solo un po’ di tempo prima che House finisca di farsi la doccia. Acqua calda, immagini, per calmare il dolore alla gamba.

Non più. Scavi nella tua borsetta e recuperi il Vicodin, sistemando tre flaconi pieni tutti in fila di fronte al posto di House al tavolo. L’uomo dall’altra parte del bancone non ti ha neppure rivolto una seconda occhiata quando hai chiesto le pillole.

Se Wilson non vuole procurargliele, lo farai tu.

Ora, ovviamente, devi solo sperare che Wilson arrivi a casa abbastanza presto da trovare House con le medicine. Che da un semplice caso di fraintendimento si trasformi in un – incroci le dita – solco crescente tra di loro. House, logicamente, all’inizio penserà che Wilson abbia cambiato idea e che comprensivo gli abbia procurato il Vicodin; Wilson invece accuserà House di essere strisciato dietro le sue spalle per rubare le medicine. Entrambi appariranno come colti in flagrante, accusandosi a vicenda.

È una lite che aspetta solo di scatenarsi, comunque. Stai solo accelerando il processo.

Lo scrosciare dell’acqua nel bagno cessa bruscamente, e riesci a sentire il rumore smorzato di piedi bagnati contro il pavimento. Velocemente certi di riportare l’opuscolo di arte nella sua posizione originaria. Se qualcos’altro si rivela fuori posto, House potrebbe perfino iniziare a pensare che un poltergeist gli abbia messo a soqquadro l’appartamento. Come minimo si insospettirebbe.

Ma inavvertitamente urti il bastone, e quello cade sul pavimento con un tonfo secco proprio mentre House esce dal bagno. Istintivamente lasci cadere l’opuscolo sul pavimento.

I suoi capelli sottili sono zuppi e di un intenso marrone-grigio. Il panico ti stringe per un mezzo secondo mentre il suo sguardo penetrante passa in rassegna la stanza, ma lui guarda dalla tua parte solo una volta. Finisce di asciugarsi e vestirsi, e allora corruga la fronte alla vista del bastone.

Non nota neppure le pillole. È Wilson il primo a vederle, quando entra in casa diversi minuti dopo.

* * *

La lite inizia come avresti immaginato.

Pillole? Queste pillole? Pensavo che tu le avessi prese per me.

Non ti aiuterò, ti ho detto. E queste tornano da dove sono venute.

Non è giusto – sono un regalo!

Di chi? Sei tu che te le sei procurate da solo quando pensavi che non me ne sarei accorto. Lieto di sapere che i turni in ambulatorio hanno qualche lato positivo – almeno è una buona forma di distrazione, così puoi mentire alla gente.

Non ti ho mai mentito.


Wilson inizia a ridere ironicamente mentre allunga una mano verso i flaconi, nello stesso modo in cui oggi pomeriggio ha strappato le ricette di mano a House. Questa volta House è altrettanto veloce. Due cadono sul pavimento, aprendosi per la forza con cui sono stati spinti. House e Wilson afferrano insieme il flacone rimasto, stringendolo insieme nel pugno serrato.

House fa un piccolo sorriso, che Wilson ricambia. La falsità fa capolino all’angolo della sua bocca. Ride, brevemente, gli occhi che vagano sulla faccia di House e di nuovo tornano al flacone delle pillole.

Camminano goffamente attraverso la stanza, la mano stretta intorno al Vicodin stretto in un’altra mano. È quasi come un valzer.

“Lascialo, House. Adesso.”

“Oh-oh. Scordatelo. È mio.”

Wilson si stringe nelle spalle e inclina la testa, condiscendente. “Quanti anni hai?”

“Abbastanza da prendere quante pillole mi pare.” House dà uno strattone più forte e Wilson incespica verso di lui, la faccia d’improvviso contorta in una smorfia.

Si stanno comportando come bambini di quattro anni che si contendono una palla da baseball. È quasi divertente.

House, non sto scherzando!” ribatte Wilson. Tira con violenza, le nocche sbiancate, e tu sei quasi sbalordita della presa d’acciaio che entrambi dimostrano di avere quando lo vogliono davvero.

“Wilson…”

Impulsivamente, fai un passo avanti per intervenire in qualche modo. Forse non è stata una grande idea. Nessuno dei due ha più l’aria di scherzare. Il sorriso è scomparso dai loro volti. House lo guarda.

Almeno è l’inizio di qualcosa di buono.

“Te lo giuro, House” mormora Wilson quietamente. Torna a fissarlo, respirando rapidamente, teso. Riesci quasi a vedere i tendini vibrare nelle loro braccia, mentre nessuno dei due si decide a lasciare la presa sul medicinale. Ti chiedi quanto a lungo resisterà il contenitore di plastica; tra tutti e due potrebbero tranquillamente spaccarlo.

Qualcosa sta per rompersi.

“Cosa, Wilson? Cosa stai per fare?” lo provoca House. La sua voce è leggera, beffarda. Sogghigna. “Colpire un invalido?”

Furiosamente Wilson lo sbatte con la schiena contro il muro, mandando le tue spalle con un salto fino alle orecchie per il sussulto. Per poco non ti lasci scappare un grido. Quest’aggressione improvvisa ti stordisce e ti confonde.

Si sporge verso House, guance ruvide e pelle rasata che si strofinano in un visibile contrasto.

“Tu” sibila Wilson, le labbra a toccare l’orecchio di House, “non sei un invalido.”

Non riesci a muoverti, come una persona che ha appena avuto un incidente stradale ed è rimasta protetta tra le lamiere contorte. Neppure House si è spostato, ma non vedi la sua espressione perché Wilson blocca la tua visuale, fermo di fronte a lui. Insieme sono come avviluppati in un abbraccio ardente, col respiro mozzo, una mano stretta tra i loro corpi ad afferrare forte le medicine. L’altra mano stringe la spalla dell’altro. Non è esattamente affetto e neppure difesa.

Sono congelati sull’orlo di un pugno che sancisca il perdono o di un bacio arrabbiato, non riesci a capire, non sai dirlo. Il sangue ha liberato una scarica di adrenalina attraverso il tuo corpo; la tua testa pulsa mentre li fissi entrambi.

Lascialo, preghi silenziosamente, immaginando le pillole schizzare via sul pavimento come satelliti male indirizzati.

Lascialo, ordini, le parole pronte a saltare fuori dalla tua lingua mentre Wilson resta fermo senza retrocedere.

Poi, con altrettanta rapidità, improvvisamente è finita. Non sai dire chi abbia deciso. Wilson affonda lieve il volto nell’incavo del collo di House e le dita di House scivolano lentamente via dalle pillole.

Non sai cosa fare. Nessuno dei due sta parlando, ma c’è un inespresso senso di fine del litigio. Wilson ha cominciato a raccogliere le pillole sparse sul pavimento, e House vaga per il salotto e sta chiedendo a voce alta che partita danno in onda su ESPN stasera.

Tu resti lì, impotente, gli occhi confusi che vagano avanti e indietro tra loro. Non può essere. Non possono quasi arrivare alle mani e poi lasciar perdere come se non fosse mai successo.

Succederà più tardi, sei sicura, come una gobba nel tappeto che ignori e in cui alla fine inciampi. Sarà un peso, sarà opprimente. House non perdona con facilità. E il dolore sarà lì a ricordarglielo.

Il cestino dell’immondizia si scuote crudelmente mentre Wilson butta via le medicine.

Passano frammenti di conversazione tra loro, ma ti stai alterando troppo per capirci qualcosa. Non hai combinato tutto questo casino perché il tuo piano non funzionasse – e non solo non funzionasse, ma andasse completamente a rotoli in un quarto del tempo necessario a metterlo in atto!

“… museo d’arte?”

La tua testa dolorante torna lentamente a rivolgersi alla scena di fronte a te. House si è rigidamente piegato in avanti per riporre il bastone contro il muro nell’angolo della stanza. Ora tiene in mano l’opuscolo di Filadelfia in cui ti sei imbattuta poco fa e che non hai più rimesso al suo posto.

Wilson fa capolino dalla cucina. “Cosa? Vuoi andare a un museo d’arte?”

“No, ho trovato questo” replica House, sollevandolo per mostrarlo all’altro. Per la seconda volta in questa serata, cadi praticamente a terra per lo shock. L’opuscolo si è aperto su una pagina a caso, e in evidenza nell’angolo c’è una fotografia dell’elitropia.

Non può essere la stessa.

No.

House sfoglia l’opuscolo con fare casuale, e la pagina è persa di nuovo.

“Non sapevi che fossi stato a Filadelfia” dice House.

“Non ci sono stato.”

“E allora dove hai preso questo?”

“Non è mio.” Wilson inarca le sopracciglia.

House sembra perplesso. “Non è neanche mio.”

Il tuo sguardo vaga tra di loro. Uno strano silenzio punteggia l’aria, sospeso nell’assenza di una confessione.

E d’improvviso sei certa, certa che qualcuno stia mentendo.
Tags: nakanna lee

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  • 1 comments

[info]sanzina89

March 26 2007, 20:52:55 UTC 5 years ago

Oh oh! Un nuovo capitolo *_*!
Sinceramente di come l'hai tradotta non posso dirti nulla visto quanto poco ne capisco, ma sono sicura che è un ottimo lavoro come al solito^_-!
Per quanto riguarda la storia invece... non vedo l'ora che tu traduca il resto (tempo permettendo^^)
E bellissim la parte <“Tu” sibila Wilson, le labbra a toccare l’orecchio di House, “non sei un invalido.”> AWWWH *_*!
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